Economia circolare ...una soluzione per il nostro ecosistema

27.03.2019

La nostra era è caratterizzata dallo sfruttamento intensivo delle risorse del nostro Pianeta. Gli ultimi decenni hanno poi visto un suo incremento verticale causato dallo sviluppo economico a due zeri dei Paesi in via di sviluppo, considerati comunemente il Sud del Mondo. Quindi mentre prima, già dalla fase centrale dello sviluppo industriale, erano solo USA in primis ed Europa a far man bassa di ciò che la Terra offriva, ora quasi l'intero Pianeta si è inserito a gran voce in questo sfruttamento alla ricerca spasmodica di un benessere economico. Ne deriva che le risorse sovrasfruttate mostrano da tempo segni di esaurimento, mentre all'opposto come output possiamo "vantare" un aumento dell'inquinamento dell'aria e dei mari e consistenti sprechi energetici. L'Unione europea si è mossa lo scorso luglio con quattro direttive per migliorare l'ambiente perché lo sviluppo sopraccitato basato sul modello lineare "prendi, produci e butta" non è più sostenibile.

Negli ultimi anni  si sta facendo strada il paradigma della circolarità, ossia un sistema strutturato per autorigenerare le risorse e ridurre ai minimi gli sprechi.
La Ellen MacArthur Foundation ha introdotto il concetto di "economia circolare". L'economia circolare è un termine generico per definire un'economia pensata per potersi rigenerare da sola. In tale economia i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. E' dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Adottare un approccio circolare significa rivedere tutte le fasi della produzione e prestare attenzione all'intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo.

Questa attenzione passa per il rispetto di alcuni principi di base, che la Fondazione Ellen Mc Arthur ha individuato in 5 criteri fondamentali: eco-progettazione (pensare già al ciclo di vita del prodotto e al suo riutilizzo al termine), versatilità (creazione di un prodotto che si adatti nelle varie situazioni), utilizzo delle energie rinnovabili, approccio eco-sistemico (pensare in termini olistici ovvero prestando attenzione all'intero sistema), recupero dei materiali (utilizzare principalmente materie derivanti da rigenerazione).

L'approccio circolare sta guadagnando popolarità negli ultimi anni in quanto considerata basilare verso uno sviluppo più sostenibile. E' citata nei Sustainable Development Goal (SDG) delle Nazioni Unite che riporta uno studio in cui evince che se la crescita demografica entro il 2050 dovesse raggiungere la cifra di 9,5 miliardi di individui ci servirebbero l'equivalente di tre pianeti per fornire le risorse naturali necessarie a mantenere gli attuali stili di vita!

Come entra un sistema finanziario nell'economia circolare?

La finanza non ha chiuso gli occhi davanti a queste necessità e sta iniziando a giocare un ruolo importante, emettendo nuovi strumenti adatti alle piccole e medie imprese coinvolte in questa nuova concezione dell'economia.

Ad esempio fornendo capitali alle imprese che sposano questo modello. Si tratta in prevalenza di società a media e piccola capitalizzazione (capitalizzazione = numero quote/azioni moltiplicato per il valore di mercato) che hanno attualmente come principale risorsa l'autofinanziamento, quindi avrebbero la necessità di trovare investitori con un orientamento di lungo termine che condividano l'obiettivo di dirigersi verso un sistema più sostenibile, ottenendo in cambio un equo ritorno finanziario.

Gli investitori finali possono quindi decidere di investire in queste aziende attraverso fondi dedicati oppure comparti che selezionino i loro investimenti facendo riferimento a panieri di aziende dell'economia circolare. Rientrano pertanto nell'ambito dei fondi etici perché si caratterizzano per l'investimento in settori quali sharing economy, energie rinnovabili, reti intelligenti, trattamento e riciclo dei rifiuti, gestione delle risorse idriche e sistemi di controllo dell'inquinamento.

Purtroppo in Italia questi particolari fondi etici non sono molti, e sono spesso destinati a sottoscrittori professionali, proprio perché l'economia circolare è un concetto di recente introduzione. Tuttavia vi sono altri strumenti che ampliano la gamma degli investimenti. Il gruppo di ricerca istituito nel 2018 dal Forum per la finanza sostenibile e dal Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha individuato tra gli altri i Pir (Piani individuali di risparmio), che attualmente però non prevedono vincoli ESG (environment social governance) nella selezione dei titoli; i green bond (obbligazioni verdi), particolarmente indicati per finanziare progetti di eco-design ed eco-innovazione; i mini-bond, i cui proventi sono normalmente destinati a finanziare investimenti straordinari, piani di sviluppo e operazioni di rifinanziamento; i fondi chiusi (ne è un esempio il Fondo italiano d'investimento).

Insomma...se vogliamo sostenere questa nostra Terra...abbiamo tante soluzioni. Non fermiamoci a ciò che conosciamo....perchè il meglio è là fuori...Scopriamolo insieme...

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